Vietnam e Vovinam:un viaggio senza fine- parte seconda (Carmen Sansonetti e Massimo Giuliani)_ Vietnam and Vovinam: a journey without end – part two (Carmen Sansonetti and Massimo Giuliani)

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Continua il viaggio nel mondo del Vovinam,  che si snoda nella società vietnamita ricca di colori e di immagini indimenticabili, attraverso il racconto del maestro Vittorio Cera.

…Le gare furono un’esperienza indimenticabile, sia per l’emozione del momento in se che per il primo oro internazionale che guadagnai gareggiando con la spada. Fu un grande risultato per quei tempi. Non ero certo il primo europeo a farcela, ma comunque uno dei pochi, un risultato  del tutto inaspettato. Ho sempre gareggiato con l’intento di raggiungere il gradino più alto del podio ma non avevo mai davvero creduto di poter vincere. D’altro canto, quando mi si sarebbe ripresentata una tlae occasione?

Profusi tutto me stesso e la mia volontà mi premiò.

Durante le tre settimane trascorse abbiamo avuto l’occasione di visitare altri luoghi e una mattina ci siamo trovati a sostare sul Delta del Mekong, a Vinh Long, per assistere ad una sessione d’esame per cinture gialle con la presenza di più di 100 atleti. Un paesaggio che nulla aveva a che fare con la città.

Riguardo la pratica Il livello tecnico si presentava più basso, ma quello che notammo fu l’estrema povertà che non era così evidente ad Ho Chi Minh City. Ragazzi giovanissimi  che condividevano un Vo phuc (la divisa del Vovinam), persone fisicamente molto differenti dagli abitanti cittadini.

Prendemmo violentemente coscienza  che il Vietnam non era Saigon.

Ultimi giorni che scorrono mentre si avvicina il giorno degli esami. Intanto le nostre gare erano andate sulla TV Nazionale ed ogni tanto nel centro capitava che qualcuno ci riconoscesse come atleti di Vovinam intrattenendoci a conversare. Sembra strano a dirsi oggi, ma nel 1999 in quella che oggi è una Metropoli internazionale, era davvero raro trovare gruppi di occidentali, quindi eravamo facilmente riconoscibili.

Ormai è  giorno di esame

In commissione sono presenti i due  maestri di più alto livello, il Maestro Nguyen Van Chieu e il Maestro Nguyen Van Sen, responsabile del To Duong, ovvero colui che ci allenava al mattino. La sorpresa fu quando apprendemmo che l’evento aveva richiamato la presenza della TV. Non ripresero l’intero esame, ma fecero un servizio su di noi e ricordo ancora che mi fu chiesto di iniziare, in quanto il più alto in grado, con un Quyen che avevo appena imparato nella mia permanenza in Vietnam, ovvero il Song Dao Phap, la forma dei doppi coltelli, tanto amata e tanto odiata da molti proprio a causa della sua bellezza ma anche della sua difficoltà.

Dopo questo inizio con il botto l’esame proseguì in modo regolare e con esito molto positivo che mi permise di tornare a casa enormemente soddisfatto dell’esperienza che avevo appena concluso.

Era ormai tempo di vacanza, ma ovviamente al rientro in palestra a settembre c’era grande interesse e curiosità da parte dei miei allievi riguardo al viaggio in Vietnam. Allora non si documentava in tempo reale  tramite i social. Ricordo che aprii la mia prima casella di posta elettronica proprio in occasione del viaggio, perché sarebbe stato per 20 giorni l’unico modo per poter comunicare con l’Italia visto che le telefonate erano carissime, quindi si tornava in Italia con il carico di racconti e la curiosità da parte di chi ne attendeva la narrazione.

Tutto riprese come prima, ma una sera, forse davanti ad una pizza dopo l’allenamento, ricordo ancora il commento che più mi restò impresso nella mente e nel cuore da parte di una mia allieva di allora “il Vietnam ti ha cambiato”!

Vedeva in me quello che era tornato ad essere un praticante e di conseguenza un insegnante diverso, mi vedeva cresciuto, progredito in qualcosa che forse qui non avrei potuto apprendere del tutto. Ancora oggi non saprei dirvi esattamente cosa possa essere, ma senza dubbio la pratica del Vovinam nella sua terra di origine trasmette qualcosa che va oltre quella pratica che tutti i giorni ci impegniamo a fare per pura passione. Ti rendi conto quanto ancora ci sia da imparare, non solo sotto l’aspetto tecnico.

Quel viaggio in Vietnam segnò talmente tanto la mia pratica che già non vedevo l’ora di tornarci. Nel 2000 non mi fu possibile, ma il 2001 segnò un susseguirsi di viaggi, che mi riportarono in quell’incantevole paese per molti anni.

Nessuno dei miei 18 viaggi sul Vietnam è di valore inferiore a un altro. Ognuno di questi viaggi ha un’importanza fondamentale nel mio percorso perché per ognuno di loro c’è una storia, un racconto, un’esperienza diversa che ha lasciato una traccia indelebile nella mia pratica. Negli anni quel ritorno è diventato un’esigenza personale. Non tanto per il ruolo che ricopro ad oggi in Italia ed in Europa, ma un’esigenza perché si è creato un forte legame con questo paese e il suo popolo che va oltre la semplice pratica dell’arte marziale. Alcune delle mie trasferte sono state anche veloci dove non ho neppure avuto l’occasione di allenarmi, perché ero li per eventi ufficiali che non mi hanno permesso di dedicarmi a me stesso, ma in ogni caso sono stati momenti in cui ho appreso e portato con me qualcosa che mai avrei potuto acquisire qui.

Oggi i miei viaggi in Vietnam sono diversi da quelli che facevo anche solo 10 anni fa. Non ho più l’esigenza di imparare qualcosa di nuovo per ora, ma sono viaggi che mi consentono di godere della compagnia di persone a cui sono legato, in particolare a colui che ad oggi considero il mio maestro, il Gran Maestro Nguyen Van Chieu, la persona che nel 1999 mi accolse in casa senza neppure conoscermi, se non per un rapido incontro di qualche giorno l’anno prima in spagna. Colui il quale negli anni a seguire ha sempre messo a disposizione il suo tempo, la sua casa, la sua palestra a me e a chi mi accompagnava, senza mai chiedere nulla in cambio. Un UOMO, un grande uomo, che con estrema umanità sa essere un grande maestro per me e per tantissimi praticanti che come me si sentono e sono suoi allievi.

Non so se ogni atleta debba passare dal Vietnam una volta nella sua pratica, credo siano percorsi strettamente personali che ognuno di noi deve decidere di intraprendere ove ne senta l’esigenza.

Posso affermare che il Vietnam ci segna in modo indelebile, il Vietnam resterà sempre dentro di voi una volta che lo visiterete, lunga vita al Vietnam, Vietnam Muon Nam come dicono i suoi cittadini!

VITTORIO CERA

6° dang di Vovinam per la WVVF (World Vovinam Federation)

www.vovinamilano.it| vittoriocera@vovinamilano.it

https://www.facebook.com/VoDuongGorla/

The journey in the world of Vovinam continues, which winds through the Vietnamese society full of colors and unforgettable images, through the story of the master Vittorio Cera.

.. The races were an unforgettable experience, both for the excitement of the moment itself and for the first international gold that I earned by competing with the sword. It was a great achievement for those times. I was certainly not the first European to make it, but still one of the few, a completely unexpected result. I have always competed with the intention of reaching the top step of the podium but I never really believed I could win. On the other hand, when would a tlae opportunity have returned?

Profuse myself and my will rewarded me.

During the past three weeks we had the opportunity to visit other places and one morning we found ourselves pausing in the Mekong Delta, in Vinh Long, to attend an examination session for yellow belts with the presence of more than 100 athletes . A landscape that had nothing to do with the city.

About the practice The technical level was lower, but what we noticed was the extreme poverty that was not so evident in Ho Chi Minh City. Very young boys who shared a Vo phuc (the Vovinam uniform), people who are physically very different from the inhabitants of the city.

We took a violent conscience that Vietnam was not Saigon.

Last days running as exam day approaches. Meanwhile, our races had gone on National TV and sometimes in the center it happened that someone recognized us as athletes of Vovinam entertaining us to converse. It seems strange today, but in 1999 in what is now an international metropolis, it was really rare to find groups of Westerners, so we were easily recognizable.

It is now an exam day.

The commission includes the two highest level masters, Maestro Nguyen Van Chieu and Maestro Nguyen Van Sen, head of To Duong, who trained us in the morning. The surprise was when we learned that the event had brought back the presence of the TV. They did not take up the entire exam again, but did a report on us and I still remember being asked to start, as the highest able, with a Quyen I had just learned in my stay in Vietnam, or Song Dao Phap , the shape of the double knives, so loved and so hated by many precisely because of its beauty but also of its difficulty.

After this start with a bang, the exam proceeded smoothly and with a very positive outcome that allowed me to return home enormously satisfied with the experience I had just concluded.

It was now vacation time, but obviously when I returned to the gym in September there was great interest and curiosity from my students about the trip to Vietnam. Then it was not documented in real time via social media. I remember that I opened my first e-mail box on the occasion of the trip, because for 20 days it would have been the only way to communicate with Italy since the phone calls were very expensive, so we went back to Italy with the load of stories and the curiosity on the part of those who awaited the narration.

Everything resumed as before, but one evening, perhaps in front of a pizza after training, I still remember the comment that most impressed me in my mind and heart from one of my students then “Vietnam has changed you”!

He saw in me what he had returned to being a practitioner and consequently a different teacher, he saw me grown up, progressed into something that perhaps I could not have fully learned here. Even today I cannot tell you exactly what it may be, but without a doubt the practice of Vovinam in its homeland transmits something that goes beyond that practice that we commit ourselves to do every day out of pure passion. You realize how much there is still to learn, not only from a technical point of view.

That trip to Vietnam marked my practice so much that I was already looking forward to going back. In 2000 it was not possible for me, but 2001 marked a succession of journeys, which brought me back to that enchanting country for many years.

None of my 18 trips to Vietnam is worth less than another. Each of these trips has a fundamental importance in my journey because for each of them there is a story, a story, a different experience that has left an indelible trace in my practice. Over the years that return has become a personal need. Not so much for the role I play today in Italy and in Europe, but a need because a strong bond has been created with this country and its people that goes beyond the simple practice of martial art. Some of my travels were also fast where I didn’t even have the chance to train, because I was there for official events that didn’t allow me to dedicate myself to myself, but in any case they were moments in which I learned and brought with me something I could never have acquired here.

Today my trips to Vietnam are different from those I did even 10 years ago. I no longer have the need to learn something new for now, but they are journeys that allow me to enjoy the company of people to whom I am bound, in particular to the one who to this day I consider my teacher, Grand Master Nguyen Van Chieu, the person who in 1999 received me at home without even knowing me, except for a quick meeting a few days earlier the year in Spain. He who in the following years has always made available his time, his home, his gym to me and to those who accompanied me, without ever asking for anything in return. A MAN, a great man, who with great humanity knows how to be a great teacher for me and for many practitioners who, like me, feel and are his students.

I don’t know if every athlete has to pass through Vietnam once in his practice, I believe they are strictly personal paths that each of us must decide to undertake where he feels the need.

I can say that Vietnam indelibly marks us, Vietnam will always remain within you once you visit it, long life in Vietnam, Vietnam Muon Nam as its citizens say!

VITTORIO CERA

6° dang of Vovinam for the WVVF (World Vovinam Federation)

www.vovinamilano.it| vittoriocera@vovinamilano.it

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Una lezione dai social: Instagram! A lesson from Social: Instagram! (by Massimo Giuliani)

 

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Bei tempi! Bei tempi quelli in cui mi preparavo per andare da Pina, la giornalaia del mio quartiere e con fare disinvolto dopo aver preso tonnellate di quotidiani ci infilavo dentro la solita rivista Hard. Bei tempi, quelli caratterizzati, al momento del pagamento, dal solito fermo immagine che Pina, inforcando gli occhiali, cercava di intravedere sulla rivista pornografica girando in senso orizzontale la stessa!

Bei tempi! Quelli del senso adrenalinico che mi riconduceva a casa e nel percorso svolto cercavo di costruire strategie di camuffamento, depistaggio, omissione, verso il controllo dei miei genitori.

Bei tempi…

Instagram è il primo social che ha introdotto una linea di pubblica decenza, soppiantando il ruolo genitoriale dove tutto purtroppo è diventato normale in virtù di una gioventù cambiata, diversa dalla nostra, più veloce sulla tecnologia ma tremendamente ritardata sui valori.

Mi sono sempre sentito vecchio nel fare queste considerazioni e poi qualche giorno fa, proprio dalla tecnologia, ho ricevuto un respiro di sollievo, un supporto alle mie tesi.

I sistemisti informatici di Instagram hanno ricevuto il via per ridimensionare un fenomeno (in particolare generato dai minorenni) che sta ormai inquinando la rete, distruggendo inesorabilmente l’educazione ricevuta dai nostri genitori, quello della pubblicazione di foto con contenuto erotico, sessuale, da parte degli stessi ragazzi. Valutazioni in itinere si paleseranno con la cancellazione di foto o la limitazione delle stesse verso un pubblico più ristretto di utenti: misteri del web!

Finalmente oserei esclamare, e probabilmente al di là di chi legge come censura verso il libero arbitrio, forse, e dico forse, grazie alla tecnologia, riusciremo nell’intento di rieducare masse di giovani sprovveduti ed inconsapevoli laddove l’educazione famigliare ha fallito.

Riflessioni, nient’altro che riflessioni!

Good times! Good times those in which I was preparing to go to Pina, the newspaper in my neighborhood and casually after taking tons of newspapers, I slipped into the usual magazine Hard. Good times, those characterized, at the time of payment, by the usual still image that Pina, putting on her glasses, was trying to catch a glimpse of in the pornographic magazine turning horizontally the same!

Good times! Those of the adrenalinic sense that led me back home and in the path I was trying to build strategies of camouflage, misdirection, omission, towards the control of my parents.

Good times…

Instagram is the first social network that has introduced a line of public decency, supplanting the parental role where unfortunately everything has become normal by virtue of a changed youth, different from ours, faster on technology but terribly retarded on values.

I always felt old in making these considerations and then a few days ago, just from technology, I received a sigh of relief, a support to my theses.

Instagram computer systems have been given the go-ahead to downsize a phenomenon (in particular generated by minors) that is now polluting the network, inexorably destroying the education received from our parents, that of posting photos with erotic, sexual content, by of the same boys. Ongoing evaluations will be revealed with the cancellation of photos or the limitation of the same to a more restricted audience of users: web mysteries!

Finally I would dare to exclaim, and probably beyond those who read as censorship of free will, perhaps, and I say maybe, thanks to technology, we will succeed in re-educating masses of unprepared and unaware young people where family education has failed.

Reflections, nothing but reflections!

 

Cavaliere e Gentiluomo del M° Carlo Pedrazzini – Knight and Gentlemen of M ° Carlo Pedrazzini (Preface by Massimo Giuliani e Carmen Sansonetti)

 

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Riceviamo dal M° Carlo Pedrazzini una sua riflessione, un suo racconto. Una voce alternativa e storica del panorama marzialistico.

Per noi di karatebloginternational è emozionante poter diffondere pensieri e parole di uomini che hanno lasciato le loro cartilagini, i loro arti per passione di una disciplina che sentono dentro, che vivono e tengono accesa con la passione. Parliamo di introspezione personale, di racconti di uomini che all’apice della loro carriera esprimono i loro sentimenti scrivendo, quasi fosse la naturale metamorfosi di azioni dinamiche inizialmente fisiche ora verbali ma… con lo stesso identico significato pedagogico.

L’inizio di un viaggio verso un altro uomo in karategi. L’inizio di un nuovo punto di vista, nell’infinita strada del karate ricca di tornanti con una loro piazzola ed un cannocchiale dove, inserita la monetina del nostro essere possiamo attingere a panorami diversi ma originariamente uguali.

Lasciamo a noi lettori questa nuova pagina di storia, questi nuovi sapori tradizional-sportivi ricchi semplicemente di storia contemporanea vissuta sui tatami di mezzo mondo.

di Massimo Giuliani e Carmen Sansonetti

Milano, Parigi, Londra, Tokyo, New York, Johannesburg, Buenos Aires, Pechino, Mosca, Sydney, New Delhi, Cairo… mondo intero.
Un pomeriggio di primavera, di un anno qualsiasi, in una palestra di karatè (o judo, o altro..) in una classe di bambini/ragazzi.
<seiza… mokuso… mokuso yamè… sensei ni rei… otagai ni rei…>

“Care bambine e bambini, ragazze e ragazzi, voi non siete persone normali… siete speciali! Siete persone speciali!
Perché fate karate! Perché l’intenso addestramento del karatè vi rende veloci e forti. Capaci di difendervi!
Qui non giochiamo con la palla, non utilizziamo videogiochi e neanche leggeremo un buon libro…
Qui imparate a combattere. E il combattimento, in ultima analisi, è una lotta per la sopravvivenza: chi vince vive, chi perde muore!

Qui si imparano tecniche per difendersi e per difendere. E attaccare, se necessario. Tecniche che potrebbero far male…, per questo abbiamo una grande responsabilità: dobbiamo sapere come usare la nostra forza.
Ne consegue che oltre all’addestramento dobbiamo far nostri di principi come: lealtà, rispetto, attenzione, impegno, disciplina, capacità decisionale…

Questi valori devono crescere in noi di pari passo con nostre abilità, perché forse, un domani, queste abilità andranno usate per uno scopo, ma uno scopo nobile, non inquinato da un animo grezzo o per alimentare il bullismo.
Anzi, opporsi al bullismo a scuola proteggendo i più deboli è un modo nobile di usare le vostre capacità, la vostra forza, ciò che state imparando.

Uscendo dai ristretti confini della scuola e allargando un po’ lo sguardo verso il mondo, sapete quanto spesso il genere femminile viene maltrattato? Al confronto il bullismo fa ridere!

Le donne possono essere superiori agli uomini per tantissimi aspetti: sensibilità, dignità, volontà, attenzione, intuito, impegno… tanto quanto i maschi possono essere rozzi, sleali, irrispettosi, ego-riferiti, e soprattutto violenti…

Ma è un fatto che le donne sono più deboli in termini di forza fisica e per questo pagano un prezzo altissimo, fin dai primordi dell’esistenza degli umani sulla Terra, in termini di soprusi, violenze, abusi, femminicidi…

I maschi che praticano arti marziali, qualsiasi arte marziale, grazie ai valori che vogliamo far nostri, hanno una grande responsabilità: le FEMMINE NON VANNO PICCHIATE, MA DIFESE!

E quando si dice difese… non solo a parole: anche a costo di rimetterci i connotati.

I princìpi che ci muovono sono lealtà, rispetto e senso di protezione verso l’altra metà del cielo… e la nobiltà d’animo si trasformerà in coraggio!

Non è vero che la nostra società ha perso questi valori: voi ne siete un esempio vivente, e dovete coltivarli come dei nuovi Cavalieri e Gentiluomini.

<Maestro, ma allora come facciamo a combattere se non possiamo colpire le femmine?>

Noi maschi siamo più grandi e grossi, perciò più forti, e abbiamo una responsabilità nell’uso di quella forza. Nel kumitè le ragazze devono impegnarsi al massimo, perché solo così impareranno veramente a difendersi, e i maschi devono combattere al meglio delle loro capacità, ma ponendo molta attenzione al controllo dei colpi.

Adesso in piedi! … Al posto! … YOI!..”

Aggiungo un argomento di riflessione rivolto agli insegnanti: le arti marziali sono tendenzialmente maschili, e quest’aspetto va tenuto presente nell’insegnamento, considerando che il genere maschile e il genere femminile sono due universi distinti.
Conscio delle differenze fisiche, psicologiche, educative dei due generi, l’insegnante, nella correzione individuale, verso le ragazze avrà un tono di voce più amorevole e gentile, mentre con i ragazzi il tono potrà essere più perentorio.

Ai maschi deve passare il messaggio dell’importanza di avere maggior rispetto verso l’altro genere, il che non significa trattenersi negli allenamenti, bensì mantenere l’attenzione sui rapporti di forza.

Inoltre, per creare una signorile abitudine, al saluto finale il bambino/ragazzo darà sempre la precedenza alle bambine/ragazze all’uscita dal tatami verso lo spogliatoio:

Cavaliere e Gentiluomo.

We receive a reflection from M ° Carlo Pedrazzini, one of his stories. An alternative and historical voice of the martial scene.

For us at karatebloginternational it is exciting to be able to spread the thoughts and words of men who have left their cartilages, their limbs for the passion of a discipline that they feel inside, that live and keep on with passion. We are talking about personal introspection, the stories of men who at the height of their careers express their feelings by writing, almost as if it were the natural metamorphosis of dynamic initially physical verbal actions but… with the same identical pedagogical meaning.

The beginning of a journey to another man in karategi. The beginning of a new point of view, in the infinite road of karate full of hairpin bends with their own pitch and a telescope where, inserted the coin of our being, we can draw on different but originally equal views.

Let us readers this new page of history, these new traditional-sports flavors rich in simply contemporary history lived on the tatami of half the world.

by Massimo Giuliani and Carmen Sansonetti

http://www.funakoshi.it/

Milan, Paris, London, Tokyo, New York, Johannesburg, Buenos Aires, Beijing, Moscow, Sydney, New Delhi, Cairo… the whole world.

A spring afternoon, of any year, in a gym of karate (or judo, or other ..) in a class of children / teens.

<seiza… mokuso… mokuso yamè… sensei ni rei… otagai ni rei…>

“Dear girls and boys, girls and boys, you are not normal people … you are special! You are special people!

Why do you do karate! Because intense karate training makes you fast and strong. Capable of defending yourself!

Here we don’t play with the ball, we don’t use video games and we won’t even read a good book…

Here you learn to fight. And the fight, ultimately, is a struggle for survival: the one who wins lives, the one who loses dies!

Here we learn techniques to defend and defend. And attack if necessary. Techniques that could hurt… so we have a great responsibility: we need to know how to use our strength.
It follows that in addition to training we must make our own of principles such as: loyalty, respect, attention, commitment, discipline, decision making…

These values ​​must grow in us hand in hand with our abilities, because perhaps tomorrow, these skills will be used for a purpose, but a noble purpose, not polluted by a crude soul or to fuel bullying.

Indeed, opposing bullying at school by protecting the weakest is a noble way to use your skills, your strength, what you are learning.

Coming out of the narrow confines of school and widening your gaze a bit towards the world, do you know how often the female gender is abused? In comparison, bullying makes you laugh!

Women can be superior to men for many aspects: sensitivity, dignity, will, attention, intuition, commitment… as much as males can be crude, unfair, disrespectful, ego-related, and above all violent…

But it is a fact that women are weaker in terms of physical strength and for this reason they pay a very high price, since the very beginning of the existence of humans on Earth, in terms of abuse, violence, abuse, feminicide…

Males who practice martial arts, any martial art, thanks to the values ​​we want to make ours, have a great responsibility: FEMALES CANNOT BE PUPPETED, BUT DEFENSES!
And when you say defenses… not just in words: even if you lose out on yourself.

The principles that move us are loyalty, respect and a sense of protection towards the other half of the sky… and the nobility of spirit will turn into courage!
It is not true that our society has lost these values: you are a living example, and you must cultivate them as new Knights and Gentlemen.

<Maestro, but then how do we fight if we can’t hit the females?>

We males are bigger and bigger, therefore stronger, and we have a responsibility in the use of that strength. In kumitè the girls have to work hard, because only then will they really learn to defend themselves, and the males have to fight to the best of their abilities, but paying a lot of attention to the control of the blows.

Now stand up!… In place!… YOI!…”

I add a topic of reflection addressed to teachers: martial arts tend to be masculine, and this aspect must be kept in mind in the teaching, considering that the male gender and the female gender are two distinct universes.

Aware of the physical, psychological, educational differences of the two genders, the teacher, in the individual correction, towards the girls will have a more loving and kind tone of voice, while with the boys the tone may be more peremptory.

Males must pass the message of the importance of having greater respect for the other gender, which does not mean holding back in training, but keeping the attention on the balance of power.

In addition, to create a noble habit, the child / boy will always give priority to the girls when they leave the tatami towards the locker room:

Knight and Gentleman.

http://www.funakoshi.it/

Alimentazione e Sport 27 Aprile 2019 ore 10:30 Cerea (VR), via Libertà, 57. Food and Sport 27 April 2019 10:30 am Cerea (VR), via Libertà, 57. (by Massimo Giuliani and Carmen Sansonetti)

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BULLI STOP LOGO

LOGO FIEFS

Appuntamento con lo Staff di Insieme per la Terra e Ass. Ital. S.C.E. Questa volta presenzieremo come relatori tra importanti nutrizionisti del settore sportivo e sanitario anche per conto del Centro Nazionale Contro il Bullismo – Bulli Stop.

Affronteremo nell’accogliente polo fieristico di Cerea (VR) tematiche relative all’alimentazione, al bullismo e ai sistemi pedagogici/formativi capaci di contrastare, con il contributo delle altre esperienze presenti, un disagio ancora persistente nella nostra società moderna.

A nome del Presidente Nazionale FIEFS Prof. Giuseppe Cindolo e della Prof. ssa Olga Cicognani, Commissaria Pro Tempore FIEFS Lombardia, della Prof. ssa Giovanna Pini, Presidente del Centro Nazionale Contro il Bullismo – Bulli Stop, ringraziamo il Dott. Nicola Gozzoli e il Dott. Nazzareno Manzo per averci voluto fortemente nel loro team che ci consente di maturare un’esperienza spettacolare sia per le expertise conosciute in ambito accademico e sportivo e sia per l’opportunità di poter sensibilizzare giovani generazioni sull’importanza ed i benefici che tali argomenti trattati possano risultare efficacemente formativi: prevenzione, alimentazione, sport, cultura, ecc.

Appointment with the staff of Insieme per la Terra and Ass. Ital. S.C.E. This time we will be present as speakers of important nutritionists in the sports and healthcare sector, also on behalf of the National Center Against Bullying – Bulli Stop.

We will deal with issues related to nutrition, bullying and educational / training systems in the welcoming Cerea (VR) exhibition center, able to counteract, with the contribution of other present experiences, a still persistent discomfort in our modern society.

On behalf of the FIEFS National President Prof. Giuseppe Cindolo and Prof. Olga Cicognani, Commissioner of Pro Tempore FIEFS Lombardia, of Prof. Giovanna Pini, President of the National Center Against Bullying – Bulli Stop, we thank Dr. Nicola Gozzoli and Dott. Nazzareno Manzo for having strongly wanted us in their team that allows us to develop a spectacular experience both for the expertise known in the academic and sports field and for the opportunity to be able to sensitize young generations on the importance and the benefits that these topics treaties can be effectively formative: prevention, nutrition, sport, culture, etc.

 

Dramma in mezza Europa: black out delle piattaforme social! Dramma in mezza Europa: black out delle piattaforme social! (by Massimo Giuliani and Carmen Sansonetti)

 

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E’ di pochi minuti fa la notizia del crash nelle piattaforme social. Karatebloginternational in questa Domenica delle Palme è solidale e vicina alle migliaia di cuochi in erba, alle migliaia di aspiranti scrittori e documentaristi delle vita per questo struggente attimo di silenzio, alle centinaia di migliaia di selfisti impotenti di fronte alle problematiche tecnologiche di non poter postare il loro ultimo capolavoro visivo, la loro ultima autocelebrazione, la loro ultima donazione di sangue fotografata per beneficienza, la loro ennesima lode delle azioni compiute!

Siamo molto addolorati e ci stringiamo al dolore dei singoli.

Fatti come questi… dovrebbero far riflettere

La Redazione

Is a few minutes ago the news of the crash in social platforms. Karatebloginternational in this Palm Sunday is supportive and close to the thousands of budding cooks, to the thousands of aspiring writers and documentary-makers of life for this yearful moment of silence, to the hundreds of thousands of powerless seloopers of Faced with the technological problems of not being able to post their last visual masterpiece, their last self-congratulation, their last donation of Blood photographed for charity, their umpteenth praise of the actions accomplished!

We Are very distressed and we are suffering from the pain of the individual.

Facts like these… Should make people think

The Editorial Staff

Vietnam e Vovinam: un viaggio senza fine – prima parte (Carmen Sansonetti e Massimo Giuliani)-Vietnam and Vovinam: a journey without end – first part (Carmen Sansonetti and Massimo Giuliani)

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Un viaggio porta con sè aspettative, interrogativi, curiosità e in qualche modo cambia le nostre vite. Sovente si ripete che al ritorno non si è più gli stessi.

Il viaggio attraverso il Vovinam, percorrendo le strade e i colori del Vietnam, lo facciamo raccontare direttamente dal M° Vittorio Cera e dalle sue suggestive fotografie.

Mi trovai ad un bivio: vacanze canoniche oppure l’acquisto di un biglietto per il Vietnam andando così a conoscere la patria del Vovinam?

Nel mese di marzo del 1999 il mio maestro propose a me ed altri 4 mie compagni di allenamento, di andare con lui in Vietnam per circa 25 giorni in occasione del 2° festival delle arti marziali che prevedeva anche il 2° Torneo Internazionale di Vovinam, al quale avremmo dovuto partecipare, oltre che poi dedicarsi agli allenamenti nelle palestre più rinomate e famose di Ho Chi Minh City, la ex Saigon, nel sud del Vietnam.

In realtà non ci misi molto a decidere. Nel novembre del 1998 avevo avuto l’occasione di conoscere il Team Vietnamita e il Gran Maestro Nguyen Van Chieu in uno stage in Spagna, quindi ero già molto incuriosito e comunque il mio maestro aveva già viaggiato in Vietnam 2 volte. I suoi racconti non avevano fatto altro che esaltare la mia voglia di conoscere da vicino questo incredibile paese, quindi la sua richiesta fu la goccia che fece traboccare il vaso. Nel caso specifico che mi fece optare il viaggio in Vietnam senza esitazioni.

Ricordo ancora il prezzo di quel volo, ben 1.650.000 Lire! D’altronde era la mia prima volta fuori dall’Europa, avevo fatto il passaporto appositamente per questo viaggio, non posso dimenticare…

Bene, volo acquistato: Milano>Francoforte>Bangokok>HoChiMinhCity, si va.

Questo viaggio segna in me l’inizio di una pratica molto differente da ciò che era avvenuto fino a quel momento.

10 di pratica nel 1999. 10 anni di pratica intensa, come molte esperienze in italia e all’estero, competizioni , stage, ma il Vietnam era una cosa diversa. Competizione a parte, sarei andato anche solo per avere l’occasione di allenarmi.

In ogni caso mi preparo anche per la gara, anche se ammetto di non avere un vivo ricordo della preparazione, ma solo che portai il Quyen di Spada (Tinh Hoa Luong Nghi Kiem Phap), una forma delle mie preferite e con la quale stavo avendo qualche soddisfazione negli ultimi anni, e poi preparai il Song Luyen Kiem, ma senza alcuna pretesa particolare.

Al tempo ero 2° dang, cintura gialla 2° cap, e mi fu data l’occasione di fare l’esame per il 3° proprio in Vietnam. Ai tempi era una cosa abbastanza semplice, bastava una richiesta e l’approvazione del maestro in Vietnam e ti organizzavano una sessione apposita. Anche gli altri mie compagni avrebbero presentato l’esame, loro però per dei gradi inferiori. Per me era una grande occasione, ancora più importante della competizione. Difficile oggi definire ciò che consideravo più rilevante, sicuramente entrambe le cose, ma forse l’esame portava con sé qualcosa di più intenso della competizione.

Partimmo intorno ai primi di Luglio. Viaggio lungo di cui ricordo ancora l’impatto con il mondo asiatico nel lungo scalo di Bangkok, il primo scontro con il caldo umido del Sud Est Asiatico. Fu scioccante.

Arrivammo ad Ho Chi Minh City che era tarda mattinata dopo l’ultimo volo di 1 ora e 30 minuti, c’era un folto gruppo di vietnamiti e il maestro ad aspettarci, una accoglienza che mai mi sarei aspettato, un caldo incredibile, mai sentito prima, ed un traffico di motorini che a sentirne precedentemente i racconti  sembrava ci prendessero in giro.

Prima del viaggio dovevamo decidere anche dove andare a dormire. Ci era stata lasciata libera scelta. Io un po’ per una questione economica, un po’ perché preferisco muovermi all’avventura, avevo scelto di andare a dormire a casa del Maestro Chieu insieme ad altri atleti di diverse nazioni. Mi piaceva l’idea di stare in casa del maestro e insieme ad altri atleti che come me stavano condividendo quell’esperienza.

Dal 1999 ad oggi sono stato in Vietnam altre 18 volte, ma quel primo viaggio resta una delle esperienze più vivide che abbia mai provato nella mia pratica di Vovinam dal 1989 ad oggi.

Furono 3 settimane intense. Gli allenamenti erano al mattino presso il TO DUONG (La sala dell’Altare con le ceneri del maestro Fondatore Nguyen Loc, ed ora anche quelle del Patriarca Le Sang) e al pomeriggio ci si allenava al Quartiere 8, mitico centro sportivo della periferia di Ho Chi Minh City gestito dal Maestro Nguyen Van Chieu (attuale capo scuola) con il più alto numero in assoluto di praticanti, oltre ad essere il livello tecnico migliore del Vietnam.

Ci si allenava per la imminente gara, per avanzare con il programma e per l’esame che sarebbe avvenuto a fine periodo.

Le gare furono qualcosa di indescrivibile. In quel periodo in Vietnam non era ancora così comune avere ospiti europei, quindi eravamo l’attrattiva principale per il pubblico. Venivamo accolti come delle stars, perché avere una partecipazione internazionale in quegli anni era importante, in quanto il Vietnam era uscito dall’embargo da poco tempo e la presenza straniera era ancora molto bassa, quindi vedere praticanti della loro disciplina arrivare dall’altra parte del mondo era davvero un evento da non perdere.

continua…

 

A journey brings with it expectations, questions, curiosity and somehow changes our lives. It is often repeated that one is no longer the same on return.

The journey through the Vovinam, following the roads and the colors of Vietnam, we have it told directly by Maestro Vittorio Cera and his suggestive photographs.

I found myself at a crossroads: canonical holidays or buying a ticket to Vietnam and going to know the homeland of Vovinam?

In March 1999 my teacher proposed to me and 4 other training partners, to go with him to Vietnam for about 25 days at the 2nd martial arts festival which also included the 2nd International Vovinam Tournament, to which we would have had to participate, as well as then devote ourselves to training in the most famous and famous gyms of Ho Chi Minh City, the former Saigon, in southern Vietnam.

In reality, it didn’t take me long to decide. In November 1998 I had the opportunity to meet the Vietnamese Team and Grand Master Nguyen Van Chieu in an internship in Spain, so I was already very intrigued and in any case my teacher had already traveled to Vietnam twice. His stories had done nothing but exalt my desire to get to know this incredible country up close, so his request was the straw that broke the camel’s back. In the specific case that made me opt for the trip to Vietnam without hesitation.

I still remember the price of that flight, well 1.650.000 Lire! Besides, it was my first time outside Europe, I had made the passport specifically for this trip, I can’t forget …

Good, flight purchased: Milan> Frankfurt> Bangokok> HoChiMinhCity, we go.

This journey marks in me the beginning of a practice very different from what had happened up to that point.

10 of practice in 1999. 10 years of intense practice, like many experiences in Italy and abroad, competitions, internships, but Vietnam was a different thing. Competition aside, I would have gone just to have the opportunity to train.

In any case I also prepare for the race, although I admit that I don’t have a vivid memory of the preparation, but only that I brought the Quyen of Spada (Tinh Hoa Luong Nghi Kiem Phap), a form of my favorites and with which I was having some satisfaction in recent years, and then I prepared the Song Luyen Kiem, but without any particular pretense.

At the time I was 2nd dang, yellow belt 2nd cap, and I was given the opportunity to take the exam for the 3rd own in Vietnam. At the time it was a fairly simple thing, a request and approval from the master in Vietnam was enough and they organized a special session for you. My other companions would also have presented the exam, but they for the lower grades. For me it was a great occasion, even more important than the competition. It is difficult today to define what I considered most relevant, certainly both, but perhaps the exam brought with it something more intense than the competition.

We left around early July. Long journey of which I still remember the impact with the Asian world in the long airport of Bangkok, the first clash with the humid heat of South East Asia. It was shocking.

We arrived in Ho Chi Minh City which was late morning after the last flight of 1 hour and 30 minutes, there was a large group of Vietnamese and the teacher waiting for us, a welcome I never expected, an incredible heat, never heard first, and a traffic of motorbikes that seemed to be teasing us about it before.

Before the trip we also had to decide where to go to sleep. We had been given free choice. I a little for an economic question, a little because I prefer to move to the adventure, I had chosen to go to sleep at the home of the Master Chieu together with other athletes from different nations. I liked the idea of staying in the master’s house and together with other athletes like me who were sharing that experience.

I’ve been in Vietnam 18 times since 1999, but that first trip remains one of the most vivid experiences I’ve ever experienced in my Vovinam practice from 1989 to the present.

They were 3 intense weeks. The training sessions were in the morning at the TO DUONG (The Altar room with the ashes of the founder master Nguyen Loc, and now also those of the Patriarch Le Sang) and in the afternoon they trained at Quartiere 8, the mythical sports center on the outskirts of Ho Chi Minh City run by Master Nguyen Van Chieu (current head of school) with the highest number ever of practitioners, as well as being the best technical level in Vietnam.

We trained for the upcoming race, to advance with the program and for the exam that would have taken place at the end of the period.

The races were something indescribable. At that time in Europe it was still not so common to have European guests, so we were the main attraction for the public. We were welcomed like stars, because having an international participation in those years was important, as Vietnam had recently come out of the embargo and the foreign presence was still very low, so see practitioners of their discipline arrive on the other side of the world was really an event not to be missed.

to be continued…