Vietnam e Vovinam: un viaggio senza fine – prima parte (Carmen Sansonetti e Massimo Giuliani)-Vietnam and Vovinam: a journey without end – first part (Carmen Sansonetti and Massimo Giuliani)

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Un viaggio porta con sè aspettative, interrogativi, curiosità e in qualche modo cambia le nostre vite. Sovente si ripete che al ritorno non si è più gli stessi.

Il viaggio attraverso il Vovinam, percorrendo le strade e i colori del Vietnam, lo facciamo raccontare direttamente dal M° Vittorio Cera e dalle sue suggestive fotografie.

Mi trovai ad un bivio: vacanze canoniche oppure l’acquisto di un biglietto per il Vietnam andando così a conoscere la patria del Vovinam?

Nel mese di marzo del 1999 il mio maestro propose a me ed altri 4 mie compagni di allenamento, di andare con lui in Vietnam per circa 25 giorni in occasione del 2° festival delle arti marziali che prevedeva anche il 2° Torneo Internazionale di Vovinam, al quale avremmo dovuto partecipare, oltre che poi dedicarsi agli allenamenti nelle palestre più rinomate e famose di Ho Chi Minh City, la ex Saigon, nel sud del Vietnam.

In realtà non ci misi molto a decidere. Nel novembre del 1998 avevo avuto l’occasione di conoscere il Team Vietnamita e il Gran Maestro Nguyen Van Chieu in uno stage in Spagna, quindi ero già molto incuriosito e comunque il mio maestro aveva già viaggiato in Vietnam 2 volte. I suoi racconti non avevano fatto altro che esaltare la mia voglia di conoscere da vicino questo incredibile paese, quindi la sua richiesta fu la goccia che fece traboccare il vaso. Nel caso specifico che mi fece optare il viaggio in Vietnam senza esitazioni.

Ricordo ancora il prezzo di quel volo, ben 1.650.000 Lire! D’altronde era la mia prima volta fuori dall’Europa, avevo fatto il passaporto appositamente per questo viaggio, non posso dimenticare…

Bene, volo acquistato: Milano>Francoforte>Bangokok>HoChiMinhCity, si va.

Questo viaggio segna in me l’inizio di una pratica molto differente da ciò che era avvenuto fino a quel momento.

10 di pratica nel 1999. 10 anni di pratica intensa, come molte esperienze in italia e all’estero, competizioni , stage, ma il Vietnam era una cosa diversa. Competizione a parte, sarei andato anche solo per avere l’occasione di allenarmi.

In ogni caso mi preparo anche per la gara, anche se ammetto di non avere un vivo ricordo della preparazione, ma solo che portai il Quyen di Spada (Tinh Hoa Luong Nghi Kiem Phap), una forma delle mie preferite e con la quale stavo avendo qualche soddisfazione negli ultimi anni, e poi preparai il Song Luyen Kiem, ma senza alcuna pretesa particolare.

Al tempo ero 2° dang, cintura gialla 2° cap, e mi fu data l’occasione di fare l’esame per il 3° proprio in Vietnam. Ai tempi era una cosa abbastanza semplice, bastava una richiesta e l’approvazione del maestro in Vietnam e ti organizzavano una sessione apposita. Anche gli altri mie compagni avrebbero presentato l’esame, loro però per dei gradi inferiori. Per me era una grande occasione, ancora più importante della competizione. Difficile oggi definire ciò che consideravo più rilevante, sicuramente entrambe le cose, ma forse l’esame portava con sé qualcosa di più intenso della competizione.

Partimmo intorno ai primi di Luglio. Viaggio lungo di cui ricordo ancora l’impatto con il mondo asiatico nel lungo scalo di Bangkok, il primo scontro con il caldo umido del Sud Est Asiatico. Fu scioccante.

Arrivammo ad Ho Chi Minh City che era tarda mattinata dopo l’ultimo volo di 1 ora e 30 minuti, c’era un folto gruppo di vietnamiti e il maestro ad aspettarci, una accoglienza che mai mi sarei aspettato, un caldo incredibile, mai sentito prima, ed un traffico di motorini che a sentirne precedentemente i racconti  sembrava ci prendessero in giro.

Prima del viaggio dovevamo decidere anche dove andare a dormire. Ci era stata lasciata libera scelta. Io un po’ per una questione economica, un po’ perché preferisco muovermi all’avventura, avevo scelto di andare a dormire a casa del Maestro Chieu insieme ad altri atleti di diverse nazioni. Mi piaceva l’idea di stare in casa del maestro e insieme ad altri atleti che come me stavano condividendo quell’esperienza.

Dal 1999 ad oggi sono stato in Vietnam altre 18 volte, ma quel primo viaggio resta una delle esperienze più vivide che abbia mai provato nella mia pratica di Vovinam dal 1989 ad oggi.

Furono 3 settimane intense. Gli allenamenti erano al mattino presso il TO DUONG (La sala dell’Altare con le ceneri del maestro Fondatore Nguyen Loc, ed ora anche quelle del Patriarca Le Sang) e al pomeriggio ci si allenava al Quartiere 8, mitico centro sportivo della periferia di Ho Chi Minh City gestito dal Maestro Nguyen Van Chieu (attuale capo scuola) con il più alto numero in assoluto di praticanti, oltre ad essere il livello tecnico migliore del Vietnam.

Ci si allenava per la imminente gara, per avanzare con il programma e per l’esame che sarebbe avvenuto a fine periodo.

Le gare furono qualcosa di indescrivibile. In quel periodo in Vietnam non era ancora così comune avere ospiti europei, quindi eravamo l’attrattiva principale per il pubblico. Venivamo accolti come delle stars, perché avere una partecipazione internazionale in quegli anni era importante, in quanto il Vietnam era uscito dall’embargo da poco tempo e la presenza straniera era ancora molto bassa, quindi vedere praticanti della loro disciplina arrivare dall’altra parte del mondo era davvero un evento da non perdere.

continua…

 

A journey brings with it expectations, questions, curiosity and somehow changes our lives. It is often repeated that one is no longer the same on return.

The journey through the Vovinam, following the roads and the colors of Vietnam, we have it told directly by Maestro Vittorio Cera and his suggestive photographs.

I found myself at a crossroads: canonical holidays or buying a ticket to Vietnam and going to know the homeland of Vovinam?

In March 1999 my teacher proposed to me and 4 other training partners, to go with him to Vietnam for about 25 days at the 2nd martial arts festival which also included the 2nd International Vovinam Tournament, to which we would have had to participate, as well as then devote ourselves to training in the most famous and famous gyms of Ho Chi Minh City, the former Saigon, in southern Vietnam.

In reality, it didn’t take me long to decide. In November 1998 I had the opportunity to meet the Vietnamese Team and Grand Master Nguyen Van Chieu in an internship in Spain, so I was already very intrigued and in any case my teacher had already traveled to Vietnam twice. His stories had done nothing but exalt my desire to get to know this incredible country up close, so his request was the straw that broke the camel’s back. In the specific case that made me opt for the trip to Vietnam without hesitation.

I still remember the price of that flight, well 1.650.000 Lire! Besides, it was my first time outside Europe, I had made the passport specifically for this trip, I can’t forget …

Good, flight purchased: Milan> Frankfurt> Bangokok> HoChiMinhCity, we go.

This journey marks in me the beginning of a practice very different from what had happened up to that point.

10 of practice in 1999. 10 years of intense practice, like many experiences in Italy and abroad, competitions, internships, but Vietnam was a different thing. Competition aside, I would have gone just to have the opportunity to train.

In any case I also prepare for the race, although I admit that I don’t have a vivid memory of the preparation, but only that I brought the Quyen of Spada (Tinh Hoa Luong Nghi Kiem Phap), a form of my favorites and with which I was having some satisfaction in recent years, and then I prepared the Song Luyen Kiem, but without any particular pretense.

At the time I was 2nd dang, yellow belt 2nd cap, and I was given the opportunity to take the exam for the 3rd own in Vietnam. At the time it was a fairly simple thing, a request and approval from the master in Vietnam was enough and they organized a special session for you. My other companions would also have presented the exam, but they for the lower grades. For me it was a great occasion, even more important than the competition. It is difficult today to define what I considered most relevant, certainly both, but perhaps the exam brought with it something more intense than the competition.

We left around early July. Long journey of which I still remember the impact with the Asian world in the long airport of Bangkok, the first clash with the humid heat of South East Asia. It was shocking.

We arrived in Ho Chi Minh City which was late morning after the last flight of 1 hour and 30 minutes, there was a large group of Vietnamese and the teacher waiting for us, a welcome I never expected, an incredible heat, never heard first, and a traffic of motorbikes that seemed to be teasing us about it before.

Before the trip we also had to decide where to go to sleep. We had been given free choice. I a little for an economic question, a little because I prefer to move to the adventure, I had chosen to go to sleep at the home of the Master Chieu together with other athletes from different nations. I liked the idea of staying in the master’s house and together with other athletes like me who were sharing that experience.

I’ve been in Vietnam 18 times since 1999, but that first trip remains one of the most vivid experiences I’ve ever experienced in my Vovinam practice from 1989 to the present.

They were 3 intense weeks. The training sessions were in the morning at the TO DUONG (The Altar room with the ashes of the founder master Nguyen Loc, and now also those of the Patriarch Le Sang) and in the afternoon they trained at Quartiere 8, the mythical sports center on the outskirts of Ho Chi Minh City run by Master Nguyen Van Chieu (current head of school) with the highest number ever of practitioners, as well as being the best technical level in Vietnam.

We trained for the upcoming race, to advance with the program and for the exam that would have taken place at the end of the period.

The races were something indescribable. At that time in Europe it was still not so common to have European guests, so we were the main attraction for the public. We were welcomed like stars, because having an international participation in those years was important, as Vietnam had recently come out of the embargo and the foreign presence was still very low, so see practitioners of their discipline arrive on the other side of the world was really an event not to be missed.

to be continued…

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Autore: karatebloginternational

Crediamo in ciò che facciamo ma soprattutto crediamo nelle sinergie tra sport, cultura, educazione permanente.